sabato 19 gennaio 2008

Un divano tutto nuovo!



Volevo rinnovare l'aspetto del divano nella piccola lobby del "Paris Hotel" al Cairo. Come fare? Per un paio di volte Walid ed io siamo andati alla ricerca del tessuto perdendoci in un autentico labirinto che è il mercato nel quartiere medioevale di "el Hussein". I commessi di ogni negozio ti invitano ad entrare perché, assicurano, hanno quello che stai cercando anche se per la verità non hai aperto ancora bocca. I commercianti sono tanti ma finisce che hanno tutti la stessa merce, infatti è stato solo alla fine di una lunga strada, quando eravamo quasi sul punto di arrenderci che abbiamo scovato questo tessuto allegro ma elegante e relativamente economico. I papaveri colorati ci hanno conquistato entrambi e in pochi minuti avevamo concordato il prezzo e ce ne andavamo con più di dieci metri di tessuto in una busta. Sarà una mia impressione ma gli ospiti dell'albergo si trattengono più volentieri sul nuovo divano per bere ancora una tazza di tè o scambiarsi le esperienze di viaggio (e se ne sentono proprio di tutti i colori!), alcuni abbracciati teneramente a uno dei tanti cuscini.

Non avevo mai confezionato delle fodere per divani prima e l'esperienza in sé è stata molto istruttiva ma di più mi ha divertito cercare il negozio per le asole, quello per i bottoni, sentire i pareri e i consigli, praticare un po' l'arabo e vedere come funzionano le cose in una grade città africana, il Cairo. La gente che ha bisogno di guadagnare non se la prende comoda! Più di quaranta asole, il ragazzo della merceria me le ha cucite in meno di mezzora nella stessa giornata. Ho approfittato dello sgabello che mi ha offerto per sedermi praticamente in strada a osservare la vita vivace della gente del quartiere.

Contrattare è poi l'altra attività che, volenti o nolenti, gli Egiziani praticano ogni giorno. I prezzi fissi infatti non esistono. Vuoi una cosa e chiedi: "Quant'è?". L'altro spara un prezzo ma tu devi avere abbastanza esperienza per capire quanto può costare veramente e via si comincia!
Oppure fare come faccio io: il negoziante dice il suo prezzo, io dico il mio e dalla faccia che fa cerco di capire chi l'ha sparata più grossa!

venerdì 18 gennaio 2008

La mia casa


Ho decorato la mia casa stanza per stanza, perfino angolo per angolo: questa per esempio è la mia postazione internet che comprende una mensola di legno laminato bianco, una sedia girevole e una cassettiera color argento. Non si vede bene, ma in alto c'è l'ingrandimento di una fotografia che ho scattato ad una pianta dopo la pioggia: una sola goccia è rimasta intrappolata fra le foglie.
Circa sei mesi fa ho dovuto affittare la mia casa a due sconosciuti perché volevo venire a stare un po' al Cairo e la rata del mutuo si sa...
Brave persone, in fondo, che hanno però l'avversione per due fra le mie più grandi passioni: i libri e le piante! Mi hanno chiesto esplicitamente di portare via i primi. Quindi ho dovuto riempire diverse scatole e spedirle a mia sorella che vive in un'altra città e per le piante... alcune le ho lasciate ad un mio amico e le altre avranno provveduto loro a toglierle di mezzo... speriamo bene almeno per i tre gelsomini, dicono che sono piante forti e resistenti!
La mia casa è l'unico posto al mondo dove poter essere me stessa o se si crede nella molteplicità dell'essere, allora di essere quella me che mi piace di più.
Dentro ci faccio tutto quello che mi pare, cose semplici si capisce ma sulle quali nessuno può avere nulla da obiettare.
Mi piacciono i colori e le fotografie e mi piace personalizzare fino nei particolari ogni ambiente. Compro diverse riviste di arredamento tra cui Casa facile e Cose di casa e sono una cliente abituale dell'Ikea...mi devo ricordare di aggiungere il link...
Pulire, decorare, organizzare, riparare meglio mentre ascolto della musica sono fra le cose che mi piace fare di più.
Magari sono diventata ancora più pignola a causa del lavoro che svolgevo fino a qualche mese fa: ero una delle governanti del più prestigioso albergo di Milano.
Comunque prendersi cura della casa è una cura di bellezza per la mente (o anima o spirito se si preferisce). Vivere in un posto pulito, organizzato, colorato può renderti meno odiose certe storture e brutture della società insediata attorno alla tua casa e siccome tu sei in grado di creare un bel posto dove vivere ti domandi perché gente pagata per farlo, cioè i nostri politici o meglio i nostri dipendenti (si capisce che sono una fan di Beppe Grillo?) non lo fa e ti incazzi e magari se ti organizzi con altri come te riesci pure a cambiarla questa situazione!

mercoledì 16 gennaio 2008

La mia borsa rossa


Ecco per esempio una delle mie ultime creazioni. Una borsa rossa uguale a quelle vendute alla Feltrinelli, solo un po' più rifinita. La mia infatti è foderata con lo stesso tessuto che la rende più resistente al peso dei libri o di qualunque altra cosa si voglia cacciare dentro e più bella da vedere. Anche il ricamo è una mia creazione: con del filo rosso ho scritto più volte utilizzando caratteri diversi "Paris Hotel" e "Cairo City", cioè i nomi dell'albergo e della città in cui mi trovo in questo momento. L'ho confezionata in poche ore di un pomeriggio in cui vedevo tutto nero. A testa bassa, coi pugni serrati, pronta eventualmente a mollarne uno al primo che mi era di intralcio, a grandi falcate andavo avanti e indietro fra la macchina da cucire e l'asse da stiro prima con dei brandelli di tessuto e poi con una borsa via via più rifinita. Quando ho potuto indossarla ero tornata ad essere una persona normale.
Mi è noto il meccanismo. La mente trasforma la frustrazione o anche la depressione in una specie di potere creativo e attraverso le mani e con l'aiuto degli altri sensi, riusciamo a realizzare delle cose che riescono finalmente a renderci felici.
Sono contenta di poter far ricorso in caso di necessità a questa strategia di sopravvivenza e convivenza civile con i miei simili. Se non avessi avuto questa risorsa a mia disposizione "avrei già dato piglio alla violenza" in numerose occasioni e questo post, invece di inviarlo da una stanza d'albergo al Cairo, lo scriverei forse da una cella di San Vittore...