domenica 13 luglio 2008

Ma in che cazzo di paese viviamo?

"La vita retta è quella ispirata dall'amore e guidata dalla conoscenza" e "Quando le regole possono essere rispettate solamente a scapito della felicità, è meglio infrangerle che osservarle, ed è tempo che siano abolite".

La fotografia e le due citazioni hanno una cosa in comune: Sabina Guzzanti è stata letteralmente massacrata da destra e da sinistra e anche da alcuni degli stessi promotori della manifestazione di piazza Navona (vedi Furio Colombo e Antonio Di Pietro) per aver attaccato il "Santo Padre" (non so perché ma questo nome per il papa mi fa morir dal ridere) e le frasi sono di Bertrand Russel trovate nel suo libro "Perché non sono cristiano". Ciò che mi ha molto colpito è che il libro è uscito nel 1950 ma gli argomenti non solo sono attuali per chi vive in un paese in cui si può leggere un quotidiano senza sentirsi presi per il culo ma addirittura in Italia nessuno li ha mai nemmeno pensati. E se poi una si azzarda a dire due o tre cose sul papa sulla religione o sulla chiesa fa la fine della Guzzanti. Anche Russel è stato colpito per aver scritto e detto delle cose contro la religione. L'accanimento di un certo tipo di persone o gruppi così organizzati e determinati l'ha insultato, diffamato e di fatto impedito di insegnare all'università in nome della morale, dei costumi, della decenza ecc ecc.

Questo accadeva più di cinquant'anni fa negli Stati Uniti. Nel 2008, a Roma, siamo alle solite. Per fortuna arriva qualche buona notizia dalla Spagna dove di recente si è deciso di mettere mani ai crocifissi negli uffici pubblici e chissà che un giorno non si arrivi finalmente a tenere fuori la chiesa da tutte le questioni civili e sociali che non riguardano solo i cattolici ma anche tutti gli altri "diversamente credenti" o miscredenti. Insomma che la religione perda finalmente la connotazione politica e venga respinta in un ambito più personale e privato nella vita della gente.

Ciò che assolutamente non posso accettare e non dovremmo accettare è che si proibisca di parlare di un argomento. Siamo tutti maggiorenni e vaccinati e ci assumiamo la responsabilità di quello che diciamo. Ci confrontiamo con gli argomenti e non con i tabù.

Ricordo qualche anno fa di aver assistito ad una conferenza con lo scrittore Asor Rosa. Il clima era molto teso perché un gruppo di ebrei capeggiato da Reibman, portavoce della comunità ebraica a Milano, aveva deciso che lo scrittore era colpevole di aver scritto tre frasi nel suo libro "La guerra" ritenute offensive nei confronti degli ebrei e non c'era verso di dissentire da Reibman e i suoi senza essere accusato di anti sionismo. Ad un certo punto il nostro prode offre una possibilità di riscatto allo scrittore. Gli propone due chance: una, comprare una pagina di un quotidiano qualunque e chiedere pubblicamente scusa agli ebrei per queste famose tre frasi oppure far uscire una nuova edizione del libro senza quelle frasi. Asor Rosa non si scandalizzò e pacatamente rispose più o meno così: " Il Signor Reibman ed io abbiamo partecipato alla radio a vari confronti e sono disposto a incontrarlo ancora pubblicamente per discutere e precisare meglio le nostre posizioni. Ma abiurare proprio no". Al posto di Reibman avrei chiesto io scusa ad Asor Rosa e lo avrei ringraziato per la sua pazienza di impartirmi la più grossa lezione della mia vita. Ma questo sarebbe potuto solo succedere nella Spagna di Zapatero, di certo non nell'Italia di Berlusconi, Veltroni e Rutelli.

Fortunatamente può capitare di imbattersi in Odifreddi e pochi altri quando stremato e con un solo fil di voce, forse l'ultimo, ti stai inutilmente chiedendo: "Ma in che cazzo di paese viviamo?"

lunedì 30 giugno 2008

Che fisico, quel matematico!

Caro Ledo,
ti scrivo questa breve nota per farti sapere come me la sono cavata con il tuo libro ma anche perché vorrei parlarti di uno che ho finito di leggere da qualche giorno e cioè "Il matematico impenitente" dello scrittore, matematico e professore di Logica, Piergiorgio Odifreddi (ex equo con Marco Travaglio nella mia personale top ten dei preferiti!).
Non so se la Gioconda te l'ha detto ma io ho delle gravi lacune in matematica (al liceo era la materia che portavo puntualmente a settembre) e capire la fisica senza è impossibile. Avevamo una professoressa appassionata a modo suo della materia ma incapace di risvegliare il minimo interesse in noi studenti. E così ora mi trovo a dover ammettere la mia quasi assoluta ignoranza in matematica. Poi sento parlare Odifreddi e capisco cosa mi sono persa. E come dicevo a Gioconda, se ci fossero dei corsi di matematica, come ci sono di lingue di découpage ecc ecc, io mi iscriverei per vedere se posso ancora recuperare qualcosa!
Mi rendo anche conto di quanto poco spazio venga riservato a questa materia e più in generale alla divulgazione scientifica in televisione o sui giornali preferendo un approccio più letterario o filosofico ai problemi del Mondo e della vita . E poi ci stupiamo dello strapotere della chiesa (provocatoriamente in minuscolo) nel nostro Paese! Dove addirittura la religione, piuttosto che rappresentare un generale bisogno di spiritualità, coincide alle volte con la superstizione più ottusa. E se abbiamo il governo che abbiamo, non dipende secondo te dal fatto che abbiamo rinunciato a ragionare? Se adottassimo un metodo più analitico, più matematico per spiegarci le cose forse tutto ciò non accadrebbe. Insomma, quando si crede a San Gennaro, è più facile, sovrastati dalla monnezza, dalla recessione, dalla disoccupazione, dalla precarietà ecc ecc votare per un santone che promette miracoli, no? Per fare un altro esempio, mi è capitato durante il campionato europeo di calcio, fino a quando l'Italia è durata, di vedere Donadoni all'inizio della partita farsi il segno della croce: allora è solo un caso che sia stato mandato via a calci nel sedere uno che sia affida a Gesù Cristo invece che alla tattica, agli schemi all'analisi del gioco avversario per vincere la partita? Ecco il Paese che siamo: gente che si affida alla madonna o a Berlusconi per risolvere i piccoli e grandi problemi della vita.
Ebbene, con i suoi libri e i suoi (sempre troppo pochi) interventi alla radio e alla televisione, Odifreddi mi ha fatto intravvedere un mondo sconosciuto e affascinante ma soprattutto mi ha fatto capire che esiste un altro approccio ai problemi che abbiamo, che è quello scientifico, che per me è più appagante.
E poi, non di rado, mi succede di ridere mentre leggo i suoi libri perché è ironico, il più delle volte sarcastico, provocatorio, graffiante al punto giusto.
Se ti può essere utile, se ti interessa, puoi reperire ulteriori informazioni sul matematico impertinente prima e impenitente poi su due siti: www.uaar.it (il sito degli atei e agnostici razionalisti) e www.vialattea.net.
Aspetto tue osservazioni e opinioni.
Ciaooooo!

sabato 19 gennaio 2008

Un divano tutto nuovo!



Volevo rinnovare l'aspetto del divano nella piccola lobby del "Paris Hotel" al Cairo. Come fare? Per un paio di volte Walid ed io siamo andati alla ricerca del tessuto perdendoci in un autentico labirinto che è il mercato nel quartiere medioevale di "el Hussein". I commessi di ogni negozio ti invitano ad entrare perché, assicurano, hanno quello che stai cercando anche se per la verità non hai aperto ancora bocca. I commercianti sono tanti ma finisce che hanno tutti la stessa merce, infatti è stato solo alla fine di una lunga strada, quando eravamo quasi sul punto di arrenderci che abbiamo scovato questo tessuto allegro ma elegante e relativamente economico. I papaveri colorati ci hanno conquistato entrambi e in pochi minuti avevamo concordato il prezzo e ce ne andavamo con più di dieci metri di tessuto in una busta. Sarà una mia impressione ma gli ospiti dell'albergo si trattengono più volentieri sul nuovo divano per bere ancora una tazza di tè o scambiarsi le esperienze di viaggio (e se ne sentono proprio di tutti i colori!), alcuni abbracciati teneramente a uno dei tanti cuscini.

Non avevo mai confezionato delle fodere per divani prima e l'esperienza in sé è stata molto istruttiva ma di più mi ha divertito cercare il negozio per le asole, quello per i bottoni, sentire i pareri e i consigli, praticare un po' l'arabo e vedere come funzionano le cose in una grade città africana, il Cairo. La gente che ha bisogno di guadagnare non se la prende comoda! Più di quaranta asole, il ragazzo della merceria me le ha cucite in meno di mezzora nella stessa giornata. Ho approfittato dello sgabello che mi ha offerto per sedermi praticamente in strada a osservare la vita vivace della gente del quartiere.

Contrattare è poi l'altra attività che, volenti o nolenti, gli Egiziani praticano ogni giorno. I prezzi fissi infatti non esistono. Vuoi una cosa e chiedi: "Quant'è?". L'altro spara un prezzo ma tu devi avere abbastanza esperienza per capire quanto può costare veramente e via si comincia!
Oppure fare come faccio io: il negoziante dice il suo prezzo, io dico il mio e dalla faccia che fa cerco di capire chi l'ha sparata più grossa!

venerdì 18 gennaio 2008

La mia casa


Ho decorato la mia casa stanza per stanza, perfino angolo per angolo: questa per esempio è la mia postazione internet che comprende una mensola di legno laminato bianco, una sedia girevole e una cassettiera color argento. Non si vede bene, ma in alto c'è l'ingrandimento di una fotografia che ho scattato ad una pianta dopo la pioggia: una sola goccia è rimasta intrappolata fra le foglie.
Circa sei mesi fa ho dovuto affittare la mia casa a due sconosciuti perché volevo venire a stare un po' al Cairo e la rata del mutuo si sa...
Brave persone, in fondo, che hanno però l'avversione per due fra le mie più grandi passioni: i libri e le piante! Mi hanno chiesto esplicitamente di portare via i primi. Quindi ho dovuto riempire diverse scatole e spedirle a mia sorella che vive in un'altra città e per le piante... alcune le ho lasciate ad un mio amico e le altre avranno provveduto loro a toglierle di mezzo... speriamo bene almeno per i tre gelsomini, dicono che sono piante forti e resistenti!
La mia casa è l'unico posto al mondo dove poter essere me stessa o se si crede nella molteplicità dell'essere, allora di essere quella me che mi piace di più.
Dentro ci faccio tutto quello che mi pare, cose semplici si capisce ma sulle quali nessuno può avere nulla da obiettare.
Mi piacciono i colori e le fotografie e mi piace personalizzare fino nei particolari ogni ambiente. Compro diverse riviste di arredamento tra cui Casa facile e Cose di casa e sono una cliente abituale dell'Ikea...mi devo ricordare di aggiungere il link...
Pulire, decorare, organizzare, riparare meglio mentre ascolto della musica sono fra le cose che mi piace fare di più.
Magari sono diventata ancora più pignola a causa del lavoro che svolgevo fino a qualche mese fa: ero una delle governanti del più prestigioso albergo di Milano.
Comunque prendersi cura della casa è una cura di bellezza per la mente (o anima o spirito se si preferisce). Vivere in un posto pulito, organizzato, colorato può renderti meno odiose certe storture e brutture della società insediata attorno alla tua casa e siccome tu sei in grado di creare un bel posto dove vivere ti domandi perché gente pagata per farlo, cioè i nostri politici o meglio i nostri dipendenti (si capisce che sono una fan di Beppe Grillo?) non lo fa e ti incazzi e magari se ti organizzi con altri come te riesci pure a cambiarla questa situazione!

mercoledì 16 gennaio 2008

La mia borsa rossa


Ecco per esempio una delle mie ultime creazioni. Una borsa rossa uguale a quelle vendute alla Feltrinelli, solo un po' più rifinita. La mia infatti è foderata con lo stesso tessuto che la rende più resistente al peso dei libri o di qualunque altra cosa si voglia cacciare dentro e più bella da vedere. Anche il ricamo è una mia creazione: con del filo rosso ho scritto più volte utilizzando caratteri diversi "Paris Hotel" e "Cairo City", cioè i nomi dell'albergo e della città in cui mi trovo in questo momento. L'ho confezionata in poche ore di un pomeriggio in cui vedevo tutto nero. A testa bassa, coi pugni serrati, pronta eventualmente a mollarne uno al primo che mi era di intralcio, a grandi falcate andavo avanti e indietro fra la macchina da cucire e l'asse da stiro prima con dei brandelli di tessuto e poi con una borsa via via più rifinita. Quando ho potuto indossarla ero tornata ad essere una persona normale.
Mi è noto il meccanismo. La mente trasforma la frustrazione o anche la depressione in una specie di potere creativo e attraverso le mani e con l'aiuto degli altri sensi, riusciamo a realizzare delle cose che riescono finalmente a renderci felici.
Sono contenta di poter far ricorso in caso di necessità a questa strategia di sopravvivenza e convivenza civile con i miei simili. Se non avessi avuto questa risorsa a mia disposizione "avrei già dato piglio alla violenza" in numerose occasioni e questo post, invece di inviarlo da una stanza d'albergo al Cairo, lo scriverei forse da una cella di San Vittore...