"La vita retta è quella ispirata dall'amore e guidata dalla conoscenza" e "Quando le regole possono essere rispettate solamente a scapito della felicità, è meglio infrangerle che osservarle, ed è tempo che siano abolite".La fotografia e le due citazioni hanno una cosa in comune: Sabina Guzzanti è stata letteralmente massacrata da destra e da sinistra e anche da alcuni degli stessi promotori della manifestazione di piazza Navona (vedi Furio Colombo e Antonio Di Pietro) per aver attaccato il "Santo Padre" (non so perché ma questo nome per il papa mi fa morir dal ridere) e le frasi sono di Bertrand Russel trovate nel suo libro "Perché non sono cristiano". Ciò che mi ha molto colpito è che il libro è uscito nel 1950 ma gli argomenti non solo sono attuali per chi vive in un paese in cui si può leggere un quotidiano senza sentirsi presi per il culo ma addirittura in Italia nessuno li ha mai nemmeno pensati. E se poi una si azzarda a dire due o tre cose sul papa sulla religione o sulla chiesa fa la fine della Guzzanti. Anche Russel è stato colpito per aver scritto e detto delle cose contro la religione. L'accanimento di un certo tipo di persone o gruppi così organizzati e determinati l'ha insultato, diffamato e di fatto impedito di insegnare all'università in nome della morale, dei costumi, della decenza ecc ecc.
Questo accadeva più di cinquant'anni fa negli Stati Uniti. Nel 2008, a Roma, siamo alle solite. Per fortuna arriva qualche buona notizia dalla Spagna dove di recente si è deciso di mettere mani ai crocifissi negli uffici pubblici e chissà che un giorno non si arrivi finalmente a tenere fuori la chiesa da tutte le questioni civili e sociali che non riguardano solo i cattolici ma anche tutti gli altri "diversamente credenti" o miscredenti. Insomma che la religione perda finalmente la connotazione politica e venga respinta in un ambito più personale e privato nella vita della gente.
Ciò che assolutamente non posso accettare e non dovremmo accettare è che si proibisca di parlare di un argomento. Siamo tutti maggiorenni e vaccinati e ci assumiamo la responsabilità di quello che diciamo. Ci confrontiamo con gli argomenti e non con i tabù.
Ricordo qualche anno fa di aver assistito ad una conferenza con lo scrittore Asor Rosa. Il clima era molto teso perché un gruppo di ebrei capeggiato da Reibman, portavoce della comunità ebraica a Milano, aveva deciso che lo scrittore era colpevole di aver scritto tre frasi nel suo libro "La guerra" ritenute offensive nei confronti degli ebrei e non c'era verso di dissentire da Reibman e i suoi senza essere accusato di anti sionismo. Ad un certo punto il nostro prode offre una possibilità di riscatto allo scrittore. Gli propone due chance: una, comprare una pagina di un quotidiano qualunque e chiedere pubblicamente scusa agli ebrei per queste famose tre frasi oppure far uscire una nuova edizione del libro senza quelle frasi. Asor Rosa non si scandalizzò e pacatamente rispose più o meno così: " Il Signor Reibman ed io abbiamo partecipato alla radio a vari confronti e sono disposto a incontrarlo ancora pubblicamente per discutere e precisare meglio le nostre posizioni. Ma abiurare proprio no". Al posto di Reibman avrei chiesto io scusa ad Asor Rosa e lo avrei ringraziato per la sua pazienza di impartirmi la più grossa lezione della mia vita. Ma questo sarebbe potuto solo succedere nella Spagna di Zapatero, di certo non nell'Italia di Berlusconi, Veltroni e Rutelli.
Fortunatamente può capitare di imbattersi in Odifreddi e pochi altri quando stremato e con un solo fil di voce, forse l'ultimo, ti stai inutilmente chiedendo: "Ma in che cazzo di paese viviamo?"








